“Semi di sostenibilità”: Iscos Lombardia porta l’agroecologia a Lamsaada, nel cuore del Marocco

Istituto Sindacale per la COoperazione allo Sviluppo

“Semi di sostenibilità”: Iscos Lombardia porta l’agroecologia a Lamsaada, nel cuore del Marocco

Il progetto è realizzato grazie ai fondi dell’8×1000 di UBI

Si sono svolte nei giorni scorsi le prime formazioni in agroecologia ai 30 agricoltori di Lamsaada, nella provincia di Marrakech-Safi nell’ambito del progetto “Semi di sostenibilità: educazione ecologica e resilienza comunitaria in un villaggio rurale del Marocco”.

Iscos Lombardia, nella missione di monitoraggio e di avvio delle nuove attività che si è tenuta dal 18 al 25 maggio insieme al partner Pan Marrakech, Anbara e al professore Emilio Padoa Schioppa, ha svolto visite ai terreni locali, analizzato la gestione degli ulivi e condiviso strumenti utili come la app “TAKE OFF” (Translating new Approaches & Knowledge into EnvirOnmentally Friendly Farming) implementata dal Dipartimento di Ecologia dell’Università degli studi Milano Bicocca per consentire agli agricoltori di esaminare diverse pratiche di agricoltura ecosostenibile (EFF), stimarne l’impatto sull’ambiente e adottare le pratiche più adatte ai propri campi (e alle proprie esigenze), minimizzando in questo modo l’impatto ambientale.

“Le pratiche agricole sono responsabili del 17-20% delle emissioni globali di gas serra, ma sono anche la principale causa di degrado e perdita di biodiversità e habitat naturale. Gli agricoltori rimangono i veri gestori del territorio, con un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e degli obiettivi climatici che globalmente dovremmo impegnarci di raggiungere. Il cambiamento climatico, di cui l’uomo con le sue attività produttive è il principale responsabile, è un tema che deve necessariamente coinvolgere tutti, a partire dai contesti in via di sviluppo che hanno il vantaggio di non replicare tecniche poco lungimiranti ed errori di calcolo” spiega il professore Padoa Schioppa. “Non siamo ancora a quello che gli scienziati definiscono “tipping point”, il cosiddetto punto di non ritorno, ma ci siamo molto vicini. Abbiamo ancora un margine di tempo per cercare di invertire la rotta. Questi progetti di cooperazione internazionale danno sicuramente un contributo positivo, offrendo conoscenze di agroecologia: una soluzione percorribile nei contesti in via di sviluppo, perché capace di far dialogare le tradizioni e i saperi antichi delle popolazioni contadine locali con le pratiche più moderne e avanzate.”

Il progetto, finanziato grazie ai fondi dell’8×1000 dell’Unione Buddhista Italiana, si sviluppa su tre ettari di terra coltivata a ulivi e carrubi.

“Sul terreno di Pan Marrakech ci sono oltre 1100 ulivi, una realtà piuttosto rappresentativa di un villaggio in cui gli abitanti vivono per lo più di agricoltura e pastorizia. Negli ultimi sette anni Lamsaada ha sofferto di siccità estrema. Solo quest’anno si sono registrati alcuni episodi di pioggia favorevoli che, purtroppo, restano del tutto eccezionali afferma Paola Bordi, Presidente di Anbara, partner del progetto.

L’area è caratterizzata da un clima arido, diventato sempre più desertico nel corso degli anni, che provoca una cronica penuria d’acqua per l’irrigazione dei campi e per la sopravvivenza del bestiame. “Gli abitanti del posto raccontano di aver visto riaffiorare, grazie alle ultime piogge, un corso d’acqua che negli ultimi quattordici anni era del tutto scomparso”, aggiunge Paola Bordi.

“Fino a pochi anni fa per irrigare le piante ci bastava scavare nella terra e ad una trentina di metri di profondità si trovava l’acqua. Adesso, quando fiumi e torrenti sono completamente secchi, dobbiamo andare a 130 metri  di profondità per trovarla” racconta Mohammed Lkhra, uno degli agricoltori che ha preso parte alla formazione in agroecologia.

Il progetto “Semi di sostenibilità” rappresenta per Iscos Lombardia un esempio concreto di come la cooperazione internazionale possa generare un impatto reale e duraturo coniugando i saperi antichi e le tecniche moderne.

“Con questo progetto non ci limitiamo a formare agricoltori, ma costruiamo resilienza comunitaria trasmettendo, con il contributo di ciascun partner, conoscenze che restano e si moltiplicano oltre la durata delle attività” spiega Marta Valota, Direttrice di Iscos Lombardia. “È questo il cuore della cooperazione internazionale in cui crediamo: un processo condiviso, in cui il cambiamento parte dalle persone e dai territori.”