DISASTRO INDUSTRIALE IN BANGLADESH: 362 MORTI ACCERTATI

Istituto Sindacale per la COoperazione allo Sviluppo

DISASTRO INDUSTRIALE IN BANGLADESH: 362 MORTI ACCERTATI

Sono saliti a 362 i morti per il crollo dell’edificio di otto piani avvenuto mercoledì 24 aprile a Dacca, in Bangladesh. Un episodio non isolato purtroppo, anche se considerato il disastro industriale più grave del settore del tessile in Bangladesh.

L’edificio di otto piani conteneva in gran parte laboratori tessili legati anche a marchi internazionali, dove lavoravano oltre tremila persone, ma non è chiaro in quante di esse si trovassero all’interno durante il crollo. L’incidente ha scatenato un’ondata di proteste per le condizioni salariali e  per la  sicurezza dei lavoratori locali. Il loro stipendio mensile si aggira intorno ai 38 dollari, alternativa meno costosa della Cina che fa gola a molte aziende internazionali.

Per il Bangladesh questo non rappresenta un episodio circoscritto, tant’è che La Corte Suprema del Paese ha condannato ufficialmente il lavoro forzato e la schiavitù ancora praticate nel mondo del lavoro informale, che prevedono sequestri e amputazioni di mani e gambe come forme di punizione e minacce.
Il sindacato in questo contesto non ha molte armi a sua disposizione. Esistono numerose restrizioni legali che impediscono il pieno esercizio dei diritti di libertà d’associazione a scopi sindacali.

Secondo il rapporto dell’ITUC (International Trade Union Confederation) sulle violazioni dei diritti dei lavoratori in Bangladesh nel 2012, i lavoratori edili e tessili continuano a lavorare in condizioni di grave pericolo. L’anno scorso 10 lavoratori sono stati uccisi  in tre cantieri edili, almeno 80  lavoratori tessili sono rimasti feriti e altri 10 sono morti per incendi ed esplosioni nelle fabbriche.
I diritti sindacali non sono adeguatamente protetti dalla legge. Anche se la Costituzione prevede la libertà di associarsi per costituire unioni sindacali, nel concreto i sindacati rappresentano un 30% dei lavoratori nelle imprese e per avere validità giuridica devono essere approvati dal governo.  Nessun tipo di azione sindacale può essere intrapresa senza la registrazione agli archivi del governo. Solitamente un sindacato è creato e gestito all’interno di un’azienda dagli stessi imprenditori aziendali, mentre nel settore pubblico i lavoratori non si possono nemmeno costituire in unioni sindacali.
Inoltre, il diritto allo sciopero è limitato ed ognuno di essi deve essere programmato con l’assenso di almeno ¾ della maggioranza sindacale. Il Governo può intervenire per far cessare qualsiasi sciopero della durata superiore ai 30 giorni consecutivi, trattenendo i sindacalisti anche senza motivazione  secondo lo  Special Powers Act del 1974. Gli scioperi che causano “ostruzione alla circolazione” invece possono prevedere pene fino a un massimo di 14 anni di lavori forzati.

Di fronte a tali violazioni dei diritti umani e lavorativi, Iscos porta avanti un progetto nel Subcontinente Indiano (India, Bangladesh e Pakistan) volto alla difesa dei diritti dei lavoratori, dei sindacati e contro il lavoro  minorile. Iscos lavora con la famiglia come veicolo di cambiamento e tramite le organizzazione della società civile, rafforzandone le capacità nella difesa dei diritti dei lavoratori, oltre migliorando le condizioni sociali locali attraverso corsi di formazione.

Clicca qui per scoprire i dettagli del progetto e clicca qui per consultare integralmente i documenti ufficiali dell’ITUC sul Bangladesh

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