ILO: pubblicato il rapporto 2016 su lavoro e povertà

Istituto Sindacale per la COoperazione allo Sviluppo

ILO: pubblicato il rapporto 2016 su lavoro e povertà

ilo rapporto direttore gen

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L’International Labour Organization (ILO) ha pubblicato il 6 ottobre di quest’anno – proprio il giorno precedente

 alla Giornata Mondiale per il lavoro dignitoso – il Rapporto del Direttore Generale, nel quale troviamo un capitolo dedicato interamente al mondo del lavoro di oggi.

La relazione tra lavoro e povertà è sconfortante: considerando che il pianeta ha raggiunto un livello di prosperità mai visto prima, il livello della crescita economica globale non ha però ancora raggiunto i livelli precedenti la crisi finanziaria del 2008. 

 

La disoccupazione, in tutto il mondo, ha toccato la quota preoccupante di 200 milioni di persone, ben 30 milioni in più del 2008: questo è indice del forte impatto che la crisi ha avuto sull’occupazione. A ciò va aggiunta l’aggravante dell’alto tasso di disoccupazione giovanile, pari a due volte la popolazione in età lavorativa. Allarmante anche l’occupazione femminile: è infatti inferiore di circa il 26% rispetto a quella maschile, e, sempre rispetto a quello degli uomini, lo stipendio medio di una donna è inferiore del 20%. Inoltre, 319 milioni di individui nel mondo – residenti per la maggior parte nei Paesi in Via di Sviluppo, anche se le disuguaglianze sono aumentate in molti paesi industrializzati – vivono ancora con l’equivalente di 1,25 dollari statunitensi al giorno. Tutto ciò, in ultima analisi, deve fare i conti con il fatto che nei prossimi 14 anni l’economia globale dovrà creare 600 milioni di posti di lavoro nuovi (da assegnare per la maggior parte al settore dei servizi). Per quanto riguarda invece la protezione sociale, il rapporto ILO sostiene che appena il 27% della popolazione nel mondo ne dispone in modo adeguato.
Per quanto riguarda l’internazionalizzazione della produzione, la crescente globalizzazione del sistema produttivo ha fatto sì che l’origine dei prodotti fosse sempre più “made in the world”; ciò ha permesso da un lato prospettive lavorative sempre maggiori per paesi che prima non ne avevano a sufficienza ,ma dall’altro la concorrenza mondiale ha incentivato concorrenze al ribasso sempre più spregiudicate. L’internazionalizzazione dei mercati è anche sottolineata dalla forte emigrazione a livello mondiale, oggi pari a una massa di 232 milioni (50% in più rispetto al 1990); ma, purtroppo, molti migranti sono esposti a un alto tasso di disoccupazione e a un livello di sicurezza molto basso. Infine, analizzando la qualità del lavoro, il rapporto indica che la metà della forza lavoro mondiale è impiegata nell’economia informale (anche qui la maggior parte dei lavoratori appartiene a Paesi in via di sviluppo, ma c’è una crescita preoccupante nei Paesi industrializzati). Questo, insieme alla tragica cifra di 2,3 milioni di decessi annui sul lavoro, spinge l’OIL ad affermare che “Il rispetto universale dei principi e dei diritti fondamentali sul lavoro rimane una prospettiva lontana”; ma, instancabilmente, non desiste dal riporre fiducia in una collaborazione che riguardi la sfera pubblica e privata in tutte le sue articolazioni.

FONTI: 

ILO

 

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