ISRAELE E PALESTINA TORNANO A PARLARSI

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ISRAELE E PALESTINA TORNANO A PARLARSI

La prossima settimana a Washington torneranno ad incontrarsi, per la prima volta dal 2010, la delegazione israeliana, guidata dal ministro Tzipi Livni, e quella palestinese guidata dal Capo negoziatore Saeb Erikat.
L’annuncio è stato dato dal Segretario di Stato americano John Kerry.

Il 19 luglio scorso, il Segretario di Stato americano John Kerry ha annunciato la ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi. Durante la sua sesta visita in Medio Oriente negli ultimi 4 mesi, Kerry ha ottenuto l’assenso delle due parti alla ripresa dei negoziati, che si terranno a Washington dalla prossima settimana e che vedranno coinvolti, come capi delegazione, Tzipi Livni, Ministro della Giustizia israeliano e titolare della delega per il negoziato (che sarà accompagnata dall’esperto di fiducia del premier Netanyahu, Yitzhak Molko), e quella palestinese guidata dal Capo negoziatore Saeb Erikat.
Non si sa molto sui dettagli delle intese che sono state raggiunte per il riavvio dei negoziati. Per quel che se ne sa, i palestinesi avrebbero ottenuto il rilascio dei 120 prigionieri detenuti da prima degli Accordi di Oslo, cui si accompagnerebbe un altro centinaio di altri incarcerati. Netanyahu, per quanto riluttante, ne avrebbe accettato un rilascio a scaglioni, per evitare che i palestinesi abbandonino subito il negoziato una volta ottenuta la loro liberazione.
Gli altri punti su cui si sarebbe trovata una minima intesa per tornare a discutere riguardano: la questione dei confini, sulla quale il negoziato farebbe riferimento ai confini del ’67, con possibili scambi territoriali (intesa che però non vincolerebbe più di tanto gli israeliani); la questione degli insediamenti israeliani in territorio palestinese, per i quali non ci sarebbe un congelamento ufficiale, ma continuerebbe il freno alle costruzioni fuori dei grandi blocchi e nella emissione di nuovi appalti pubblici concernenti.
E’ singolare che in contemporanea con questo, ci sia stato l’annuncio da parte della Commissione Europea della nuova Direttiva, pubblicata lo scorso venerdì, che a partire dal 2014 esclude da finanziamenti, premi e contratti tutte le entità israeliane localizzate negli insediamenti. La Direttiva, che ha colto di sorpresa gli israeliani, può essere sembrata in controtendenza rispetto al paziente lavoro di rassicurazione condotto da John Kerry, ed un atto destinato a incidere nel futuro delle relazioni tra Israele e l’UE. Potrebbe essere valutato un po’ come un esempio della politica del gendarme buono e di quello cattivo, tanto più che l’UE ha lasciato trasparire che, in caso di mancato esito positivo del negoziato, altre iniziative potrebbero essere prese, quali l’imposizione di una etichettatura differenziata per i prodotti provenienti dagli insediamenti, che verrebbero così a perdere i benefici doganali e tariffari riservati a Israele; o anche la richiesta di visti di accesso in Europa per i coloni.

Le tensioni, comunque, restano forti, e l’annunciato ritorno al tavolo negoziale, la prossima settimana, non significa che i problemi siano risolti, anzi. Le trattative sono destinate a durare per mesi, con la possibilità che a settembre i palestinesi, in occasione dell’annuale Assemblea Generale dell’ONU, ripropongano l’ammissione della Palestina come membro a pieno titolo, con la conseguenza di un nuovo stop ai negoziati.

Fonti:
www.cipmo.org
www.internazionale.it

 

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